La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza "
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza Riflessione di GRECO SOFIA 5D
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Dapprima del 7 Ottobre 2023 gli abitanti di Gaza erano costretti a chiedere il permesso all’Israele per oltrepassare la striscia. 1948 e 1967: sfollamenti forzati in Cisgiordania, seguiti da violenze dei coloni sui deportati, ripresi l’11 Ottobre 2023 per derubare i territori palestinesi. 2019: finanziamenti ad Hamas.
È una guerra che persiste da più di due anni, una guerra che strappa vite. “I bambini “in guerra” hanno gli stessi occhi opachi dei vecchi, la stessa malinconia, la stessa indifferenza.
Non vedono più niente di bello, ciò che era bello non esiste più. Gli occhi dei bambini “in guerra” non vedono l’amore perché l’hanno perso, non vedono la pace e non vedono alcun perdono” – Catina Balotta, sociologa.
Difatti, la guerra, oltre ad uccidere, strappa moralmente la vita agli attuali superstiti: i bambini hanno dimenticato la vita prima del conflitto, i genitori sperano nella sopravvivenza ma allo stesso tempo sono stanchi di continuare a lottare per raggiungerla. “Il mio cuore va a coloro che hanno perso i loro cari e le loro case...Anche noi stiamo aspettando il nostro turno.” - dice Samar, madre di tre bambini, - “Viviamo nella costante paura dell'ignoto, non sappiamo nemmeno come faremo a provvedere ai bisogni dei nostri figli.”
Bambini che non vivono l’infanzia, costretti a rifugiarsi in scuole che verranno bombardate a breve, costretti a sfollare dalle case, a vivere nel terrore e sperare di sopravvivere un solo giorno in più o magari due, nell’illusione di assistere alla fine del conflitto. Di poter tornare ad avere i sogni che si aspettano da un bambino della loro età, non di sopravvivere. "Oggi mia figlia mi ha chiesto delle persone che partono attraverso il valico di Rafah. Le ho spiegato che hanno la cittadinanza di altri Paesi. È corsa a prendere il suo salvadanaio, che conteneva 50 shekel e mi ha pregato di comprarle una cittadinanza.” piange Raida, anche lei madre di 3 figli.
Perché permettiamo a questi bambini di sapere cos’è la cittadinanza a 6 anni? Perché non lasciamo i nostri pensieri diventare parole e di conseguenza azioni? Far persistere un conflitto che può terminare con accordi fra stati è inaccettabile. Trascinare civili è ugualmente inammissibile. Civili che non sanno neanche cos’è la luce del sole perché ciò che vedono è un velo di nubi di polveri, perché l’unica luce che si riflette nei loro occhi speranzosi è quella di una bomba, quella delle fiamme che da lì a poco arderà i loro corpi esili, malnutriti.
“Ho perso la mia casa e i miei due fratelli. Vorrei tornare a casa nostra, anche se le possibilità che torneremo indietro sono poche. Non saremo mai più interi.”- Wafaa Jundiah, una bambina sopravvissuta a uno dei molteplici bombardamenti. Iniziare una guerra vuol dire essere consapevoli di non poter tornare indietro: nessun risarcimento, nessun eventuale trattato di pace potrà portare indietro le vite.
Non voglio che le mie siano solo parole, non voglio neanche che la voce degli altri studenti cada nel silenzio. Voglio che sia un urlo, un grido che richiami l’azione.
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza Riflessione di Paolo Carotenuto 5E
Il 7 ottobre 2023 e il 24 febbraio 2022 sono solo due delle date simboliche che ricorderemo per sempre. Ad oggi non sono le uniche guerre in corso; purtroppo, in tutto il mondo ci sono 56 guerre attive, seppur poco raccontate. Queste due date sono solo simboli che aiutano la nostra memoria ma la verità è che l’origine di questi conflitti è ben più remota. La guerra si è radicata in questi popoli e si tramanda come filastrocche. Ben sappiamo che le emozioni, soprattutto le più forti, sono molto contagiose e l’odio è una di queste. Quando si nasce immersi nell’odio e non si cerca la relazione con l’altro, la violenza è assicurata. Il distacco, l’accusa generano lo scontro. Non voglio che questa riflessione venga dispersa nell’etere ma che colpisca la coscienza di qualcuno. Questo spazio, questa pausa sarà dedicato a tutte le vittime della guerra Nel silenzio della notte, nel cielo si scorge alla domanda: “come posso io evitare la guerra?”La guerra la si evita costruendo ponti e non muri, come diceva un grande uomo, a partire dalle nostre famiglie, dai nostri amici, dai nostri fidanzati. Muoversi verso l’altro è la chiave contro l’indifferenza, il disinteresse che porterà solo a nuovi scontri.
Alle tante persone che hanno ancora una coscienza invece chiedo l’educazione, perché educando al male si genera male ma educando i prossimi al rispetto, alla relazione si potranno evitare tanti conflitti che seguono altre logiche. “Chi fa del male, spesso è perché non conosce il bene “, forse è per questo che l’educazione al bene è la chiave. Non potremmo forse risolvere le guerre in corso ma possiamo contribuire ad evitare le prossime e farci sentire, non in uno schieramento verso un paese bensì con un messaggio di riconciliazione e di attivazione contro i conflitti. Perché farlo? Perché un giorno potrebbe capitare a noi di vedere bambini morire tra le strade o donne piangere con qualcuno tra le braccia e quel giorno, vorremo che tutto finisse e che qualcuno ci aiutasse. Perché una mano tesa verso qualcuno, può alleviare l’odio provato in quei momenti, altrimenti l’odio genererebbe altro odio e chissà se un altro scontro iniziasse per questo.
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza Riflessione di Damiano Emanuela 5T
A Gaza, i bambini non giocano più tra i banchi di scuola, non disegnano sogni con le matite colorate. Le loro aule sono diventate macerie, le loro risate soffocate dal rumore delle esplosioni.
Nella prima settimana del 2025, cinque attacchi hanno colpito scuole trasformate in rifugi, uccidendo almeno tre bambini e ferendone decine.
L’articolo 11 della Costituzione italiana afferma con fermezza che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. È una dichiarazione forte, nata dalle macerie del secondo conflitto mondiale, che incarna un ideale di pace, cooperazione e rispetto dei diritti umani.
Eppure, osservando ciò che accade oggi nel mondo, e in particolare nella Striscia di Gaza, questo principio appare dolorosamente lontano dalla realtà. La crisi umanitaria in atto ha travolto migliaia di vite innocenti. A essere colpiti non sono solo obiettivi militari, ma soprattutto civili: donne, uomini, e un numero agghiacciante di bambini, che avrebbero diritto a crescere, a giocare, a vivere in sicurezza. Ogni bomba che cade, ogni casa distrutta, ogni vita spezzata è una sconfitta per l’umanità intera.
In un mondo che si dice civilizzato, non possiamo restare indifferenti. L’articolo 11 non è solo unaformula giuridica: è un richiamo alla coscienza collettiva, un monito a scegliere la via del dialogo edella solidarietà. Difendere la pace oggi significa alzare la voce per chi non può più farlo. Significa educare al rispetto, denunciare l’ingiustizia, e non voltarsi mai dall’altra parte.
I bambini di Gaza sono intrappolati in un conflitto che non hanno scelto, privati del diritto fondamentale all'istruzione e alla libertà. Ogni giorno che passa senza un cessate il fuoco è un
giorno rubato al loro futuro. È nostro dovere ascoltare le loro voci, proteggere i loro sogni e lottare per un mondo in cui ogni bambino possa crescere in pace, imparare e sorridere senza paura.
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza di Formisano Maria Rosaria 5F
Quanto tempo basta
per stroncare una vita?
1 secondo, 1 minuto,
chi è più fortunato ha un’intera vita
davanti a sè.
Chi decide che io possa continuare a sognare, vivere
ed un bambino o mio coetaneo no.
Si tratta di fortuna o razionalità di un paese?
Sotto il cielo di Gaza tutto tace,
C’è solo un rumorosissimo silenzio
Interrotto dai pianti delle madri
Che hanno perso i loro amori più grandi.
Dei bambini, disegnano i loro sogni
Col gesso su muri feriti con la speranza di realizzarli.
Non c'è giustizia dove cade una scuola,
dove la vita si spegne in una parola.
Non c’è ragione nel suono delle bombe,
solo dolore che il tempo non assorbe.
La cosa sembra però non destabilizzare nessuno,
la vita dei potenti continua a girare,
quella di un bambino stroncata senza un perché
ed i numeri continuano ad aumentare.
La guerra è un lupo sotto spoglie della legge,
divora vinti e vincitori.
Tutto ciò per una supremazia territoriale,
ma a che prezzo? A che fine? A discapito di chi?
Come diceva totò a vit è na livell ma
Annanz a mort ‘nu re, ‘nu magistrato, ‘nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ca ha fatt’o punto ca ha perduto tutto,
‘a vita e pure ‘o nomme!”
Che senso ha strapparla prima?
Se ognuno ha un tempo già scritto,
non da altri ma da se stessi e i propri sogni.
Ricordi Spezzati
Nel silenzio della notte,
nel cielo si scorge il fuoco.
Un rumore assordante
intimorisce il cuore,
i respiri si fanno affannati
e la paura di non vedere il domani
si insinua nei pensieri.
Bambini feriti,
case distrutte,
il tempo che scorre
senza lasciare traccia di vita.
Famiglie abbandonate e frastornate
tra gli echi delle bombe
e le tombe colme di sangue.
Palazzi crollati,
ricordi spezzati,
cuori piegati dal dolore.
Le madri non piangono più.
Hanno finito le lacrime
a forza di chiamare nomi
che il vento ha portato via.
I bambini hanno smesso di sognare.
In ogni speranza
tentano di conservare il ricordo
di una vita fatta di colori e normalità.
Ma dentro quei ricordi
avanzano immagini di crudeltà e spietatezza,
che scavano nel cuore
lasciando solo dolore.
E si chiedono,
in silenzio,
se un giorno torneranno
a sfogliare le pagine di un libro,
a correre tra le vie
che ora giacciono mute,
sepolte sotto cumuli di macerie.
Tutto ciò deve finire.
Bambini, donne, uomini non devono morire.
Non è questo il destino che devono seguire.
Per un pezzo di terra
non c’è bisogno di fare una guerra.
La pace deve prevalere,
un accordo deve arrivare,
affinché tutti i bambini possano tornare
a studiare, vivere
e costruire ricordi
che non siano legati a dei missili o a macerie.
Perché nessun sogno dovrebbe nascere sotto il suono delle bombe.
“Una voce per chi non può più parlare: dalla parte dei bambini di Gaza” di Tarallo Nunzio 5D
L’articolo 11 della nostra Costituzione afferma con forza:
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…”
Mai come oggi queste parole risuonano urgenti. Nella Striscia di Gaza si sta consumando una tragedia: migliaia di civili, soprattutto bambini, stanno perdendo La vita o vivono sotto continui bombardamenti, senza accesso a cure, acqua, scuole o riparo.
Testimonianze reali raccolte da organizzazioni internazionali descrivono una situazione drammatica:
Louise Wateridge – UNRWA:
“I bambini non hanno più nulla. Hanno perso le famiglie, le case, la sicurezza. I rifugi sono sovraffollati, manca tutto.”
Majd, 11 anni:
“Voglio solo andare a scuola e stare con i miei amici. Ora sento solo il rumore delle bombe. Ho paura anche a chiudere gli occhi.”
Davanti a tutto questo, non possiamo restare in silenzio. Come studenti, come giovani cittadini, sentiamo la responsabilità di alzare la voce, anche solo per ricordare che ogni vita conta.
Le iniziative della nostra scuola – dai momenti di riflessione agli atti simbolici – vogliono dire “noi ci siamo”. Stare dalla parte dei bambini di Gaza non è schierarsi politicamente, ma umanamente. È dire che la guerra non può mai essere una soluzione, che il silenzio è complicità, e che anche da lontano
possiamo fare qualcosa.
Essere una voce per chi non può più parlare è oggi il gesto più giusto che possiamo compiere.
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza Riflessione di Francesco Nicolas Gioielli 5T
Leggendo l’articolo 11 della Costituzione italiana, non posso fare a meno di sentire una profonda
condivisione con i valori che esso esprime. In un tempo in cui il mondo è ancora segnato da guerre, tensioni e violazioni dei diritti umani, sapere che la mia Costituzione “ripudia la guerra” mi fa sentire parte di una nazione che ha scelto consapevolmente la strada della pace.
Non si tratta solo di un principio giuridico: è un impegno morale, una dichiarazione di identità. L’Italia afferma con forza che la guerra non può mai essere uno strumento legittimo per affermare i propri interessi, e che la libertà di altri popoli è un valore da rispettare, non da calpestare. È un messaggio che va oltre i confini nazionali e diventa universale.
Mi colpisce in particolare l’idea che il nostro Paese accetti “limitazioni di sovranità” per un bene più grande: la pace e la giustizia tra le nazioni. In un mondo spesso dominato da egoismi e chiusure, questa apertura all’integrazione internazionale mi sembra un atto di coraggio e lungimiranza. Significa riconoscere che nessun Paese può bastare a sé stesso e che la cooperazione, se basata su principi giusti, è una forza e non una debolezza.
L’articolo 11, dunque, non è solo una norma: è una visione. È il segno di una memoria storica ancora viva e di una scelta consapevole di civiltà. Per me rappresenta un motivo di orgoglio e uno stimolo a credere in un futuro dove il diritto e il dialogo possano davvero prevalere sulla violenza.
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza Riflessione di GRIMALDI LUIGI 2G
L’articolo 11 della Costituzione italiana dice che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. In poche parole, l’Italia rifiuta la guerra e sceglie la pace. Questo principio è molto importante perché ci ricorda che i problemi
tra Stati non si devono risolvere con la violenza, ma con il dialogo e il rispetto.Purtroppo, nel mondo ci sono ancora tante guerre. Una delle più gravi in questo momento è quella che sta succedendo nella Striscia di Gaza. Ogni giorno sentiamo notizie terribili: città distrutte, persone che scappano, e tantissimi civili innocenti che perdono la vita, tra cui un numero enorme di bambini e bambine. È una vera e propria emergenza
umanitaria. Manca il cibo, l’acqua, le medicine, e molti non hanno più una casa.Quando penso a quello che sta succedendo, mi colpisce molto che siano proprio i più deboli a soffrire di più. È ingiusto che i bambini crescano nella paura e nella violenza. E fa rabbia pensare che, mentre alcuni parlano di pace, altri
continuano a combattere senza fermarsi. Personalmente credo che nessuna guerra sia giusta, e che il mondo dovrebbe impegnarsi davvero per trovare soluzioni pacifiche. L’articolo 11 non è solo una frase scritta sulla carta: dovrebbe essere un impegno reale, da rispettare sempre. Spero che un giorno nessuno debba più
vivere ciò che stanno vivendo le persone a Gaza.
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza Riflessione di Barbato Swami 2G
La Striscia di Gaza è un luogo di cui si parla spesso nei telegiornali, associato a guerre, sofferenze e conflitti infiniti. Prima di approfondire la sua storia e la sua realtà attuale, per me Gaza era solo un nome lontano, legato a immagini di distruzione e dolore. Ma studiando e leggendo di più, ho capito che dietro quelle notizie ci sono vite vere, persone come me che cercano semplicemente di vivere.
Gaza è una striscia di terra lunga circa 40 km e larga meno di 10, situata tra Israele, l’Egitto e il Mar Mediterraneo. Ospita oltre due milioni di persone in uno dei territori più densamente popolati al mondo. Dal 2007 è controllata dal movimento di Hamas, e da allora vive sotto blocco israeliano ed egiziano.
Questo significa confini chiusi, limitazioni agli spostamenti, scarsità di beni di prima necessità e continue tensioni.
Personalmente, ciò che mi colpisce di più è come questa popolazione, soprattutto giovani e bambini, viva ogni giorno in condizioni così difficili. Mi chiedo come sarebbe crescere senza sapere se ci sarà elettricità, acqua potabile o se potrai andare a scuola il giorno dopo. Mi fa riflettere sul valore delle cose che spesso diamo per scontate: la libertà, la pace, la sicurezza.
Mi sento impotente, ma anche più consapevole. Capisco che il conflitto tra Israele e Palestina non ha soluzioni semplici, ma credo che ognuno di noi, nel proprio piccolo, possa scegliere di informarsi, di non restare indifferente e di coltivare empatia. Gaza non è solo una zona di guerra: è una terra con una sua cultura, una sua storia e un popolo che ha diritto alla dignità e alla speranza.
Andare a dormire senza sapere se il giorno dopo rivedrò i miei cari,a causa di tutti i bombardamenti,i quali hanno portato via un sacco di anime innocenti.
Una delle ultime morti é stata proprio quella di una dott.ess.Lei nella sua casa curava i bambini feriti dai bombardamenti,ed é proprio lì che é stata uccisa,i terroristi gli hanno bombardato la casa e hanno causato la morte sua e dei figli.
Ma perché fare la guerra, solo per guadagnare un pezzo di terra magari.
Questa riflessione personale mi spinge a non girarmi dall’altra parte e a credere nel valore del dialogo e della solidarietà tra i popoli.
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza - Riflessione di Russo Christian Formisano Matilde 2F
La guerra è il fallimento dell’umanità. Ma quando a pagarne il prezzo sono i bambini, si raggiunge un livello di ingiustizia che nessuna ragione può giustificare.
Nella Striscia di Gaza, migliaia di bambini vivono sotto i bombardamenti, privati di ogni diritto: all’istruzione, alla salute, alla famiglia. Privati della loro stessa vita.
I bambini di Gaza crescono in un contesto dove la paura alimenta i loro animi, e la visione del sangue al posto dei parchi giochi è diventata normalità.
E noi, come reagiamo? Cosa facciamo realmente?
Le immagini di bambini feriti o sepolti sotto le macerie suscitano indignazione temporanea, ma poi l’attenzione svanisce. È legittimo chiedersi: cosa sta facendo davvero il mondo per proteggere questi bambini?
Nonostante tutto, i bambini di Gaza dimostrano una forza straordinaria. Continuano a sorridere, a cercare di imparare, a sognare un futuro diverso. Questa loro resilienza è un grido di speranza e un avvertimento a non abituarci mai alla loro sofferenza.
È importante che anche noi, da lontano, non restiamo indifferenti. Parlare di Gaza, informarsi, sensibilizzare e sostenere iniziative umanitarie significa non voltarsi dall’altra parte.
Urliamo per coloro a cui la voce è stata spezzata. Non restiamo indifferenti, mai.
Ricordiamo ogni giorno quanto siamo fortunati. Ringraziamo di poter percepire sulla nostra pelle il calore del sole, di respirare aria pacifica e sentire il rumore del vento. Non diamo mai per scontato ciò che possediamo. Non siamo superficiali e insensibili, altrimenti saremo anche noi colpevoli di questo mondo distruttivo, segnato dall’egoismo e dalla violenza.
Anche solo parlare e sensibilizzare su questo tema è già un piccolo passo. La pace si costruisce con tante piccole azioni quotidiane.
E ricordiamo che, per costruire un mondo più giusto, dobbiamo partire da noi stessi. Dobbiamo coltivare empatia, rispetto e pace dentro di noi, perché solo così possiamo contribuire davvero a un cambiamento reale, anche se può sembrarci superfluo.
L’Articolo 11 della Costituzione italiana afferma con chiarezza:
«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.»
Queste parole hanno uno scopo ben preciso: costruire un mondo in cui la pace sia una realtà concreta, soprattutto per i più deboli.
L’Italia si dichiara pronta a limitare la propria sovranità per favorire un ordinamento che assicuri pace e giustizia tra le Nazioni, ed è proprio su questo principio che si dovrebbero basare ogni decisione politica, ogni azione diplomatica, ogni scelta di solidarietà.
Coloro che non sono rimasti indifferenti,che hanno cercato, nel loro piccolo, di rendere il mondo un posto migliore.
• Yaqeen Hammad, 11 anni – voce di speranza spezzata
Yaqeen era una giovane influencer di Gaza che condivideva consigli di sopravvivenza e messaggi di incoraggiamento sui social media. In una delle sue ultime pubblicazioni scriveva:
«C’è qualcosa di più bello del sorriso dei bambini di Gaza?»
È stata uccisa il 23 maggio 2025 durante un bombardamento israeliano che ha colpito la sua casa a Deir al-Balah.
• Becky Platt, infermiera pediatrica britannica
Dopo aver lavorato in un ospedale da campo a Gaza, Becky ha raccontato: "Avevamo solo paracetamolo e ibuprofene per trattare il dolore dei bambini a cui erano stati amputati gli arti. Non è giusto.» Ha descritto la devastazione e la mancanza di risorse mediche adeguate per curare i piccoli pazienti.
• Duha, 14 anni, ragazza sorda sfollata a Rafah Duha ha espresso il suo desiderio:
«Desidero un mondo pieno di gioia, libero dalla violenza e dallo spargimento di sangue.» La sua voce rappresenta la speranza e la resilienza dei bambini di Gaza.
• Hiba, madre di Gaza
Hiba ha condiviso un momento tragico:
«Mentre mettevo i libri negli zaini, all’improvviso tutto è cambiato. Un forte boato ha risuonato nell’aria.»
Il suo racconto evidenzia come la guerra interrompa brutalmente la quotidianità delle famiglie.
• Papa Francesco
Durante un discorso alla Curia Romana, il Papa ha dichiarato:
«A Gaza una crudeltà bombardare bambini. Questa è crudeltà, non è guerra.»
Dalla parte dei bambini di Gaza: una riflessione tra diritti umani, guerra e responsabilità collettiva di MARTE MICHELA 2L
La guerra è una delle esperienze più drammatiche che un essere umano possa vivere. Ma quando a subire le conseguenze più gravi sono i bambini, la tragedia assume una dimensione ancora più inaccettabile.
La situazione attuale nella Striscia di Gaza è un esempio evidente di quanto il diritto internazionale, i diritti dell’infanzia e il valore della vita umana vengano spesso calpestati. In questo contesto, la scuola ha il compito fondamentale di educare alla pace, alla solidarietà e alla consapevolezza civile.
1. Il dramma umanitario nella Striscia di Gaza
La Striscia di Gaza è una delle aree più densamente popolate del
mondo e da anni è teatro di violenti scontri tra Hamas e lo Stato di
Israele. Gli ultimi eventi hanno portato a un’escalation che ha provocato migliaia di morti, tra cui un altissimo numero di bambini. Ospedali, scuole, abitazioni civili vengono colpite, mentre la popolazione è stretta nella morsa della paura, della fame e della distruzione. Le immagini che arrivano da Gaza mostrano bambini feriti, spaventati, che spesso hanno perso i genitori o altri familiari. Questa realtà ci impone una riflessione profonda: come può il mondo restare in silenzio davanti a una tragedia umanitaria di tale portata?
2. I diritti dei bambini secondo la Costituzione e le convenzioni internazionali
L’articolo 11 della Costituzione italiana afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”. Questo principio dovrebbe guidare le scelte politiche e diplomatiche del nostro Paese, promuovendo il dialogo e la cooperazione internazionale. Inoltre, la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia (1989), firmata anche dall’Italia, stabilisce che i bambini hanno diritto alla protezione, all’educazione, alla salute e alla vita in un ambiente sicuro. Tutti questi diritti vengono sistematicamente negati ai bambini che vivono in zone di conflitto, come Gaza. La comunità internazionale ha quindi il dovere morale e giuridico di intervenire per porre fine alle violenze e garantire condizioni di vita dignitose a ogni minore.
3. Il ruolo della scuola e l’importanza dell’educazione alla pace La scuola non può restare indifferente di fronte a simili ingiustizie. Educare alla cittadinanza attiva, alla giustizia e alla solidarietà è parte integrante della missione educativa. Iniziative come “Dalla parte dei bambini di Gaza”, promosse dal Liceo “Salvatore Di Giacomo”, rappresentano un esempio concreto di impegno civile. Attraverso attività di riflessione, video, testimonianze e lavori creativi, gli studenti possono sviluppare empatia e spirito critico, imparando a non essere spettatori passivi della realtà ma cittadini consapevoli e responsabili.
4. Conclusione: il futuro è dei bambini, ovunque essi nascano
Un bambino palestinese, come un bambino italiano, ha lo stesso diritto di crescere in pace, di giocare, di andare a scuola, di sognare. Quando un solo bambino muore a causa della guerra, l’umanità intera è sconfitta. Per questo è importante non voltarsi dall’altra parte, ma prendere posizione. Anche piccoli gesti, come un video, un disegno, una riflessione, possono contribuire a costruire una coscienza collettiva più giusta. Perché la pace non si costruisce con le armi, ma con l’educazione, la cultura e la solidarietà
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza Riflessione di Anna Capasso 1ªE
Siamo stanchi. Stanchi di sentir parlare della Palestina, stanchi delle guerre, delle notizie troppo grandi per le nostre mani.
E io chiedo una cosa sola: se siamo stanchi di sentirne parlare, riuscite a immaginare quanto sono stanchi i palestinesi di viverla, questa storia?
Stanchi di perdere casa, nome, amici. Stanchi di perdere l’infanzia sotto le macerie e sotto il silenzio del mondo.
Io non posso fermare un genocidio con le parole, nessuno può.
Mia madre mi dice sempre che servono i fatti, non i discorsi a vuoto, e ha ragione.
Ma le parole sono la scintilla che porta al fuoco.
Se potessi, prenderei ogni bambino palestinese per mano e gli direi che non è solo. Che qui, dall’altra parte del mare, anche noi piangiamo la sua perdita. Ma quello che possiamo fare è questo: provare a lasciare in ognuno di noi un segno. Con il nostro aiuto quel segno può diventare un solco, e quel solco può diventare la terra dove far germogliare la giustizia.
La giustizia non è astratta. Ha la faccia delle persone che ogni giorno resistono sotto l’occupazione israeliana. Non parliamo solo di politica, ma di vite umane: di padri che non tornano, di scuole distrutte, di ospedali bombardati, di una terra che chiede respiro da più di 75 anni. Bisogna iniziare a non voltare più la testa. Non serve essere esperti, serve essere umani. E se oggi anche solo uno di noi tornerà a casa con una domanda in più, con un dubbio in più, allora avremo già fatto qualcosa di grande.
Concludo con le parole di Mahmoud Darwish, poeta palestinese, che ha saputo dire con la poesia ciò che il mondo troppo spesso tace.
Pensa agli altri
Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza Riflessione di Lorena Bosso 1^L
A Gaza i bambini crescono troppo in fretta, ma restano piccoli davanti all'enormità del dolore. In un luogo dove il cielo dovrebbe essere simbolo di libertà, arrivano invece i rumori delle esplosioni. Eppure, giocano ancora, con quel poco che resta.
Osservano impotenti la distruzione che incombe attorno a loro, con gli occhi pieni di domande che non trovano risposte. Non chiedono la luna, chiedono il minimo: una scuola, un letto, qualcuno che li tenga stretti quando il mondo si fa buio. Chiedono di poter essere bambini, in un posto che li obbliga a essere forti prima del tempo. Pensare a loro è guardarsi dentro. È capire il valore della vita e imparare a non dare nulla per scontato. Come disse Primo Levi: “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.” (Da I sommersi e i salvati). Sono ben 75 anni che gli spargimenti di sangue non cessano e non siamo minimamente vicini alla fine di tutto.
A Gaza, ogni bambino è una preghiera che cammina, un seme di pace in un campo bombardato. E ascoltarli, anche solo nel cuore, è un dovere che ci rende più umani, perché ogni volta che un bambino soffre, il mondo diventa più povero.
La voce dei nostri studenti - "dalla parte dei bambini di Gaza Riflessione di Alessio Di Giacomo classe 5I
L’articolo 11 rappresenta un principio fondamentale per la nostra Repubblica in quanto il nostro paese e il nostro popolo sceglie la pace e ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli ecome mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. È nostro dovere valorizzare tale principio in qualità di cittadini del mondo non solo dell’Italia.
Dobbiamo essere disponibili a favorire un ordinamento giusto e pacifico dimostrando responsabilità e senso civico.
Vorrei citare il Il discorso pronunciato da Gino Strada, chirurgo e fondatore di EMERGENCY, nel corso della cerimonia di consegna del "Right Livelihood Award 2015", il "premio Nobel alternativo":
‘Sono un chirurgo e da più di venticinque anni ho lavorato in zone colpite dalla guerra: in Asia, in Africa, in Medio Oriente, in America Latina e anche in Europa. Ho operato migliaia di feriti – uomini, donne, bambini – colpiti da proiettili, schegge di bombe, esplosioni di mine. La guerra l’ho vista da vicino, e vi assicuro che non ha niente di eroico o glorioso: è solo sofferenza, distruzione, morte.
Non dimenticherò mai quello che ho visto a Quetta, in Pakistan, vicino al confine con l’Afghanistan. Lì ho incontrato per la prima volta i bambini mutilati dalle cosiddette “mine giocattolo”: piccoli oggetti colorati, fatti apposta per attirare i più piccoli. I bambini le raccolgono pensando siano giocattoli… e invece esplodono.
Il risultato? Mani strappate, ustioni al viso, occhi bruciati. Bambini che restano ciechi o senza braccia. Quei volti non li dimenticherò mai: mi hanno cambiato per sempre.
Ci ho messo del tempo a realizzare che in certe guerre i bambini vengono colpiti apposta, come parte di una strategia. Non per essere uccisi, ma per essere feriti nel modo peggiore, lasciando un peso enorme sulle famiglie e sulle comunità. È un orrore difficile perfino da raccontare. Eppure accade.
In tutti i conflitti dove ho lavorato, il risultato era sempre lo stesso: la maggior parte delle vittime erano civili.
In Afghanistan ho analizzato più di 1.200 cartelle cliniche e ho scoperto che solo meno del 10% erano militari. Nella Prima Guerra Mondiale i civili rappresentavano circa il 15% delle vittime. Nella Seconda si è arrivati al 60%. Oggi siamo stabilmente intorno al 90%. Significa che la guerra non colpisce più gli eserciti: colpisce i popoli, la gente comune, le famiglie, i bambini.
Durante questi anni ho capito una cosa: la guerra è sempre e solo una tragedia umana. Qualunque sia il motivo, chiunque siano i nemici, il risultato non cambia. È sempre la stessa storia: vittime civili, feriti, dolore, odio, povertà. È per questo che dico, con forza: la guerra è un atto di terrorismo. E il terrorismo è una forma di guerra. In entrambi i casi, si sceglie la violenza.
Le Nazioni Unite furono fondate proprio per “salvare le generazioni future dal flagello della guerra”, come recita la Carta dell’ONU. E la Dichiarazione universale dei diritti umani ci ricorda che tutti gli esseri umani “nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. Ma a distanza di settant’anni da quelle parole, la realtà ci mostra qualcosa di molto diverso. I diritti fondamentali non sono garantiti per tutti, ma solo per pochi privilegiati. Milioni di persone non hanno accesso all’istruzione, alla sanità, al lavoro, a una casa. Parlare di “diritti” in certe parti del mondo è ancora un’illusione.
Per questo non possiamo accettare che la guerra continui a esistere come se fosse una cosa normale o inevitabile. So che qualcuno dirà che la guerra c’è sempre stata. È vero. Ma anche la schiavitù è sempre esistita, e oggi è considerata inaccettabile. È stato un lungo percorso, fatto di battaglie culturali e sociali, ma alla fine quel tabù è stato spezzato. Anche la guerra può diventare un tabù. Anche la guerra può essere abolita.
Non sarà facile, ma è possibile. Dobbiamo costruire un grande movimento culturale che dica con chiarezza che la guerra non è la soluzione, ma il problema. La guerra non cura, la guerra uccide. È come una malattia, un cancro della società. E come la medicina combatte il cancro, così la nostra umanità deve impegnarsi a combattere la guerra.
Il mondo senza guerra che oggi ci sembra un’utopia, può diventare realtà. Anche l’abolizione della schiavitù,
un tempo, sembrava impossibile. Ma le cose possono cambiare, se lo vogliamo davvero. Dobbiamo convincere milioni di persone che un’alternativa è possibile, e che questa alternativa è urgente. voglio lanciare un appello: uniamo le forze, costruiamo insieme un mondo fondato sulla solidarietà, sulla giustizia, sul rispetto. Lavorare per un mondo senza guerra è la cosa più importante che possiamo fare per le generazioni che verranno’
Gino Strada
Leggere le mie poesie non può bastare. Non ora. Non mentre un popolo viene cancellato dal silenzio colpevole di chi guarda altrove. Le parole che raccontano la violenza, il dolore, la distruzione, devono diventare un grido, devono spingersi oltre la mia pagina. La guerra non è mai astratta, essa ha nomi, volti, case distrutte e corpi massacrati. Non posso parlare di pace senza giustizia e libertà. Chi si rende solo spettatore di questa tragedia è complice e chi distoglie lo sguardo, partecipa. Chi pensa alla parola “guerra” senza pensare a Gaza, ha già dimenticato troppo. Auspico che queste mie parole diventino memoria, ma spero che siano anche un esempio di responsabilità che ogni cittadino può esercitare doverosamente. Perché ogni parola che non nomina l’ingiustizia, la lascia vivere. E ogni voce che si unisce al silenzio, lo rende assordante. di ARIANNA NEUTRO, VL
La natura della guerra
Sono gli anni a tessere le rughe,
scivolando in pianti
che colano pietrificati.
Le ombre divorano le pietre
e le torri tremano
e i ponti vacillano,
i sogni son stanchi.
Eppur nelle crepe d’ogni rovina,
vive una brama
che avvampa nel buio:
un palpito acerbo,
un grido sottile.
Tra macerie e dure spine
fiorisce un fragile arbusto,
non canta né gloria né vita,
ma emette un urlo sordo
che ingombra il silenzio.
Anatomia della pace
Nel grembo remoto di lande sfatte
ove l’urlo dei morti s’aggira nel vento,
risorge il respiro di un’alba che attende
tra ceneri nere e radici d’argento.
Un fiore tremante s’inchina alla luce
come un’anima sola che nulla più nega.
Chi ha veduto le ombre divorare le stelle,
chi ha udito il silenzio fiorir tra le ossa,
sa quanto sia raro un mesto perdono.
Oh Pace, vigila i cuori, rinsalda le vene:
perché il mondo è un altare sospeso
che implora tregua per tutte le pene.
E se il clangore tornerà a destarsi
nelle bocche feroci di uomini bugiardi
Pace, tu lascia che sia un pianto d’infante
a renderlo impotente e muto.
LA GUERRA UN FLAGELLO DA EVITARE di Teresa Borrelli 4Av
La guerra ,nella sua essenza più cruda, rappresenta il fallimento della ragione e della democrazia, un precipizio nel caos e nella violenza dove l’umanità rivela il suo lato più oscuro. La nostra storia come quella degli altri popoli, è sempre stata segnata da guerre e terrorismo, lasciando dietro di sé un’eredità di distruzione, sofferenza e cambiamenti radicali negli equilibri di potere e nelle società. Le cause dei conflitti, oggi come allora, sono intricate e complesse e spesso interconnesse. Ambizioni territoriali, rivalità economiche e ideologie contrastanti, dispute politiche e religiose, desiderio di potere e controllo sono solo alcune delle micce che possono innescare una spirale di violenza. Talvolta però sono proprio quelle radici storiche profonde e quei risentimenti passati non risolti che contribuiscono a rendere le tensioni esplosive. Un esempio è proprio la guerra a Gaza: una questione complessa, radicata nel lungo conflitto israelo- palestinese. La Striscia di Gaza fa parte dei territori palestinesi e il conflitto coinvolge rivendicazioni concorrenti su questa terra e le aree circostanti. Già Israele aveva occupato Gaza dal 1967 al 2005, finché poi decise di ritirarsi.Sebbene le Nazioni Unite e gran parte della comunità internazionale continuino a considerare la Striscia di Gaza come territorio sotto il governo israeliano, in realtà a detenere il potere è l’organizzazione terroristica di Hamas. Le cause del conflitto però non riguardano solo le dispute territoriali, ma anche la questione dei rifugiati poiché la guerra araba israeliana del 1948 portò un significativo spostamento dei palestinesi a Gaza il cui ritorno in patria risulta ormai difficile.
Le conseguenze delle guerre sono devastanti a molteplici livelli. Ogni volta, indipendentemente da chi combatte contro chi e per quale ragione, le vittime sono sempre le stesse: i civili innocenti. Quelli che pagano, però, il prezzo più alto sono i bambini i quali subiscono le peggiori torture. Le innumerevoli vittime che le guerre causano ogni anno non sono solo dovute ai bombardamenti ,ma anche e soprattutto alle carestie che i conflitti determinano anche dopo la fine di essi. Le ferite fisiche e psicologiche restano incise sulla pelle di chi sopravvive e per questo motivo è molto importante non dimenticare, per evitare che esse possano avvenire nuovamente proprio come ha affermato Gino strada nel suo discorso pronunciato durante la cerimonia di consegna del premio Wright Livelyhood Award del 2015 “” Oltre ai costi umani ,la guerra distrugge anche infrastrutture, economia e tessuti sociali ;i sistemi produttivi vengono annientati, le risorse naturali depauperate, il tessuto sociale lacerato .Nonostante la sua evidente natura distruttiva, nel corso della storia alcuni hanno cercato di giustificare la guerra come uno strumento necessario per raggiungere determinati obiettivi politici, per difendere valori o per ristabilire un presunto ordine .Tuttavia l’esperienza ha dimostrato che i costi umani e materiali superano di gran lunga i benefici presunti e che raramente la violenza porta a soluzioni stabili e durature. La guerra, con le sue conseguenze devastanti, sono un flagello da evitare con ogni mezzo. Per garantire un futuro stabile e florido bisogna promuovere la cultura della pace, investire nell’educazione, rafforzare le istituzioni internazionali.
Solo così si può costruire un mondo più giusto e pacifico per le generazioni future.
La guerra è una malattia della mente umana di Ciro Aprano 4Av
“La guerra è una malattia .Come il cancro, come la tubercolosi, come il colera. E’ una malattia della mente umana“. Questa affermazione apparentemente provocatoria di Gino Strada, pronunciata in occasione del Premio Right Livelihood Award ,ricevuto nel 2015,risuona con forza ancora oggi, obbligandoci a riflettere profondamente sulla natura della guerra, sulle sue cause e sulle sue conseguenze sia per i popoli che per l’intera umanità. Gino Strada non parlava da filosofo astratto, ma da medico che ha trascorso anni nelle zone di conflitti ,curando corpi devastati dalle bombe e dagli spari ,ma anche anime spezzate dalla violenza e dalla paura. La sua testimonianza diretta rende impossibile banalizzare o edulcorare la guerra. La guerra non è né necessaria né inevitabile. E’ il risultato di scelte precise, politiche ed economiche prese da chi non subirà mai le conseguenze di quelle decisioni .Paragonare la guerra ad una malattia mentale significa riconoscere che essa nasce da un fallimento collettivo della razionalità, dell’empatia e della giustizia. E’ un sinonimo e sintomo di una civiltà che ha smarrito la sua etica, che preferisce investire miliardi in armi anziché in salute e Istruzione e cooperazione. Come ogni malattia anche la guerra si diffonde, contamina, distrugge e come ogni malattia può e deve essere curata. Strada sosteneva che la guerra è la più grande negazione dei diritti umani ed è difficile non essere d’accordo; dove c’è la guerra, non ci può essere scuola, non ci può essere futuro, i bambini crescono nella paura, gli ospedali vengono bombardati, le città diventano cimiteri. Parlare di diritti in queste condizioni diventa quasi ridicolo se non ipocrita. Eppure, come ricorda Strada, i diritti o sono di tutti o non sono diritti ,ma sono privilegi .Il suo messaggio è un invito urgente alla responsabilità individuale, politica, collettiva. Denunciare la guerra, opporsi ad essa in tutte le sue forme è un dovere morale tanto quanto lo è curare feriti o soccorrere i profughi. E’ necessario promuovere una cultura di pace che non si limiti alla semplice assenza di guerra, ma che si fondi sul rispetto, sulla solidarietà e sulla giustizia .In conclusione la guerra, come ogni malattia, è un fenomeno che possiamo e dobbiamo debellare non con altri strumenti di morte ,ma con la forza della ragione, della compassione e dell’impegno civile. Come diceva Gino Strada “ io sono un chirurgo, il mio lavoro è riparare corpi feriti ,ma il mio sogno è vedere un mondo dove non ci sono più corpi da riparare perché non ci sono più guerre a ferirli”
Un sogno che dovrebbe diventare il progetto di ogni società veramente umana.
L’impegno e la solidarietà per la costruzione di un mondo migliore di Matteo Borrelli 4AV
In un discorso rivolto ai giovani ,Papa Francesco ha detto: “Non abbiate paura di dare la vostra vita per qualcosa di grande, impegnatevi ,siate solidali, amate senza misura, solo così costruite un mondo più umano”. Queste parole racchiudono tre concetti fondamentali :impegno, solidarietà e amore per gli altri ,valori che oggi più che mai appaiono essenziali per contrastare l’individualismo e l’indifferenza che spesso caratterizzano la nostra società; l’impegno personale rappresenta la volontà di mettersi in gioco non solo per migliorare se stessi, ma soprattutto il mondo che ci circonda. Non si tratta ,quindi ,di avere una visione esclusivamente egoistica della società ma di vivere la vita con consapevolezza di avere una responsabilità civica, di dare e aiutare il prossimo. Volendo nuovamente citare Papa Francesco “la vera ricchezza non è ciò che possediamo ma ciò che siamo capaci di donare” .In tal senso la solidarietà è la capacità di sentire l’altro come parte di sé e condividere gioie e difficoltà, ma soprattutto di non restare indifferenti davanti alla sofferenza in un’epoca in cui l’individualismo sembra avere un valore dominante. La solidarietà riesce a rompere le barriere dell’egoismo, l’amore per gli altri racchiude tutte le caratteristiche, mettendo al centro della vita il prossimo. Sono molte le persone che hanno fatto della loro vita un esempio di altruismo nel corso della storia ,anche lo stesso Papa Francesco ha donato tutti i suoi beni ai carcerati ,i membri della nostra comunità che più vivono la discriminazione e molto spesso sono considerati emarginati .
In quanto giovane sento che abbiamo una grande responsabilità, non possiamo restare spettatori passivi di un mondo che ha un’evidente bisogno di cambiamento. La nostra voce, le nostre azioni anche le più piccole possono fare la differenza e aiutare gli altri. L’impegno sociale non è un’azione straordinaria da compiere una volta sola, è una scelta quotidiana. Per questo è importante che specialmente a scuola si valorizzi la partecipazione giovanile alla vita della comunità; occorrono progetti di volontariato ed esperienze di confronto diretto con la realtà. Solo vivendo in prima persona il significato dell’impegno sociale possiamo diventare protagonisti di un cambiamento reale
Riflessione personale La Marca Morena e Matteo Di Monda 5 G
" Ripudiare la guerra, per noi, non è solo un concetto. È una responsabilità. È dire “no” all’odio anche quando sembra più facile lasciarsi trascinare. È scegliere ogni giorno la strada più difficile: quella del dialogo. Quella dell’ascolto. Anche quando siamo stanchi, arrabbiati, frustrati. Anche quando, tra di noi, ci capita di litigare o di non capirci. In quei momenti mi rendo conto che la pace comincia proprio lì, nei nostri piccoli conflitti quotidiani, risolti senza ferire, senza escludere, senza distruggere. Mi fa sentire orgoglioso appartenere a una scuola che educa alla pace. Che non ha paura di parlare di guerra per farci capire quanto sia inumana. Che ci spinge a pensare, a sentire, a schierarci non con le armi, ma con le parole e con i gesti di umanità. Una scuola che ci insegna che il coraggio non sta nell’attaccare, ma nel proteggere. Che la forza vera è quella di chi tende la mano."